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Un libro può essere tante cose: un compagno scanzonato, un intreccio di emozioni e sentimenti, un viavai di pensieri e riflessioni, una finestra sul passato, una chiave che apre ricordi. "Andiamo a bere la pioggia" sa essere tutto questo e lo fa raccontando "semplicemente" piccole cose, quelle che poi fanno la vita. Emozionante e delicato, intenso e divertente, è il quadro attento e minuzioso di un'epoca, non troppo lontana, di veloci e profonde trasformazioni sociali e culturali che in molti abbiamo vissuto o di cui abbiamo avuto il racconto. Ed è piacevolissima la sensazione di sentirsi accomunati nel ricordo. La normalità della vita diventa un romanzo del quale siamo partecipi. Si chiude il libro e ci si sente bene.
Fiorella Taticchi (Perugia)
Ho amato profondamente il libro che mi ha fatto fare un dolcissimo salto nel tempo. Ho riassaporato i racconti di mio padre sui giochi poveri: le biglie, le cartoline nei raggi, le figurine. Emozioni infantili dimenticate e rievocate in queste pagine che non mi stancavo di leggere e rileggere. Perle di semplicità ed entusiasmo. Il libro mi ha fatto tornare bambina a ogni sfogliare di pagina, descrivendo "solo" punizioni e premi, corse e capriole, simpatie e antipatie, amori e pudori, tentazioni e paure, vittorie e sconfitte di otto ragazzini in un cortile. Il romanzo mi ha fatto anche vivere un cambiamento sociale che non ho conosciuto, ma solo sentito raccontare. Il finale mi ha terremotato il cuore. Condensando in poche parole: poetico, delicato, puro, evocativo.
Fabienne Agliardi (Milano)
Nel primo romanzo della Ricerca del tempo perduto il protagonista dice che un giorno, mangiando una madeleine, il sapore del biscotto gli ha spalancato la visione sulla sua infanzia. Ecco a me è successa la medesima cosa con Andiamo a bere la pioggia. Sono riemersi ricordi ormai dimenticati, addirittura a livello di sensazioni corporee. Un libro che più che leggere ho divorato.
Alberta Inzaghi ( Milano )
E’ un libro ricco di sogni e di poesia. La periferia descritta è quella di Milano, ma potrebbe appartenere a qualsiasi altra grande città. In qualche modo ho ritrovato situazioni comuni anche alla mia di infanzia, essendo cresciuto in quei sobborghi sottoproletari ben descritti da Pierpaolo Pasolini, in Ragazzi di Vita. E’ avvincente il libro, fino alla commozione: le biglie, le figurine, i giornaletti e le cerbottane, e quella Gianna che tutti abbiamo incontrato, se pur in epoche diverse. Lei, la ragazza che d’un tratto cancella l’infanzia e ci consegna ai pruriti dell’età adulta.
Paolo Alfonsini (Roma)
Sensazioni antiche nel leggere di pane, burro e zucchero, della spuma e delle caramelle al banco dell'oratorio che vendevano al sabato pomeriggio prima della proiezione e durante l'intervallo di film tipo "fratello sole, sorella luna". E i giochi con le figurine, le raccolte, gli scambi: "c'è l'ho, ce l'ho, non
c'è l'ho, ce l'ho". E chi non ha avuto una maestra Signorina Galbiati? : zitella, capelli cotonati, magra e ...sobria! E le domeniche alle giostre, l'odore delle frittelle e dello zucchero filato. I Juke Box. Le ore passate in cortile a giocare con l'elastico.
Che bel tuffo..... sotto la pioggia!
Silvia Bettocchi ( Lecco)
Il libro mi è piaciuto davvero tanto. E’ circostanziato e intrigante; la mente va sui dettagli ma contemporaneamente vola incuriosita dalla storia. E’ ricco di introspezioni concretizzate in oggetti, paesaggi, immagini e sensazioni di ogni tipo: tattili, sonore, visive.
Barbara Capovani (Pisa)
Un libro in cui l’amicizia ha un ruolo importante, un’amicizia nata in un’età dove le differenze contano poco e ritrovata in un’età dove le differenze contano molto.
Non ho potuto fare a meno di tornare al tempo della mia infanzia. Non avevo un cortile ma, assieme agli altri coetanei, un’ intera grande piazza a disposizione. Il carattere e la personalità dei bambini sono resi così bene che mi sembrava di sentire le loro voci urlanti.
Paola Finotti (Modica)
Andiamo a bere la pioggia è un libro che se si inizia a leggere non si può interrompere. Mi ha catturato dalla prima all'ultima pagina . In alcuni passi ho riscoperto momenti di un tempo lontano, quando i bambini vivevano nei cortili, o meglio quando erano i cortili a vivere. L'autore, raccontando alcuni episodi di vita familiare di un gruppo di ragazzini, mi ha fatto sorridere e talvolta strappato qualche sonora risata, ma mi ha commosso quando ha messo a nudo la fragilità di alcuni personaggi che, nella loro relazione si sono scoperti "adulti" all'improvviso, catapultati inconsapevolmente in una realtà diversa e, per molti versi, a loro estranea, finta. Mi ha colpito particolarmente il rapporto che il piccolo Gabriele aveva con il nonno, un uomo semplice con una saggezza antica ma sempre attuale.
Rosalba Sgroia (Roma)
E' raro oggi giorno commuoversi per un libro, ma è ciò che è avvenuto quando ho chiuso l' ultima pagina di questo romanzo. Ho rivisto il mio cortile, speculare e nello stesso tempo così diverso da quello della banda degli otto, affacciato su un'epoca che più di ogni altro periodo dello scorso secolo ha vissuto uno sviluppo forsennato e imprevedibile. Il cortile descritto nel libro era fratellanza e unità; era un luogo che dava sicurezza e che ti faceva sentire qualcuno. Fuori dal cortile ci si è persi per il mondo. Questo libro ha la capacità di aprire la scatola dei ricordi. E alla fine viene la voglia di tornare nel cortile dove siamo cresciuti; là dove tutto aveva una legge, un senso, un suo perché.
Silvia Bardusco (Milano)
Leggere “Andiamo a bere la pioggia”, è stato come ripercorrere la mia infanzia mai perduta, in quanto fondamenta della mia vita successiva. E’ incredibile come il racconto descriva la mia infanzia romana in maniera precisa, narrando la storia di un gruppo di ragazzi cresciuti però nel milanese! Come facevamo a giocare gli stessi identici giochi pur vivendo a 600 km di distanza, senza contatto alcuno? E poi il legame intimo di amicizia, percepita più che concordata, che ha unito tra loro i ragazzi fino a farli sentire un tutt'uno. E il perdersi di vista, allontanandosi dai luoghi e dalle persone, senza mai però rinunciare all'emozione del ricordo di quei tempi. E’ un libro che mi ha dato calore dentro e una sensazione di gioia.
Luciano Apponi
Ho letto in pochi giorni "Andiamo a bere la pioggia" e ne sono stato affascinato sia per il modo di narrare che per la vicenda. La parte riguardante la vita dei ragazzi nei cortili assomiglia molto alla mia fanciullezza e mi ha fatto rivivere le esperienze e le bravate di quel periodo. Avrei fatto volentieri parte della "banda degli otto" descritta nel libro; a patto di non subire le prove di affiliazione!
Luigi Dell'acqua. Ossona ( NO)
Ho trovato il libro dolcissimo e commovente. In certi momenti mi ha ricordato un autore che io amo molto, Buzzati; la stessa semplicità nel descrivere i personaggi e nello stesso tempo la capacità di lasciarti un’emozione e un’immagine nitida di quel personaggio. Il romanzo mi ha affascinato, bello, proprio bello.
Gianna Paciello (Milano)
Il libro e mi è piaciuto, anzi vorrei dirlo al presente, perché tuttora mi piace. Mi piace la storia e come è raccontata. Mi sono riconosciuta, anche quando gli episodi si riferivano a periodi estranei al mio vissuto perché ancora non ero nata; eppure mi sembrava di essere lì a giocare nel cortile con la banda degli otto più uno!
Rita Zambataro (Roma)
Un libro che si legge in un fiato. Stupendo. Ho ritrovato la mia infanzia, le giornate passate in cortile o nelle cascine .... E le tonsille, la colonia, i giochi infantili. Mi sono veramente emozionata e cercherò di passare il brivido a quanti come me hanno vissuto quegli anni stupendi.
Orietta. Vimercate (Milano)
E' un romanzo che ti prende e non ti lascia sino a che non l' hai finito. Si entra in un mondo, lo si vede cambiare e lo si accompagna nel suo divenire. Mi è piaciuta molto la storia della banda degli " otto più uno", raccontata con delicatezza, ironia e complicità. Un libro che ti vien voglia di passare agli amici.
Rita Clivio.
Questo libro mi è piaciuto in modo particolare, mi ha commosso e divertito, riportandomi ai tempi del cortile e ginocchia sbucciate che mi sembrano sempre più lontani. Descrizione partecipe e attenta di quella vita di paese, alle porte della città, dove il cortile diventa micro-mondo quasi bastante a se stesso. Libro evocativo che lascia un segno.
Anna Galimberti ( Milano)
Letto tutto d'un fiato. Una storia che mi ha appassionato, fatto riflettere, commosso. Trovo molto bella la figura del nonno e il suo rapporto con il nipote. Intense le riflessioni sulla morte. Ho anche fatto sonore risate! Mi sono ritrovata in molte descrizioni sui cambiamenti legati al progresso, al cambiamento delle città e degli stili di vita.
Elena Bacarelli (Prato)
Ho sempre pensato che un libro che commuove, come è accaduto per Andiamo a bere la pioggia, sia un gran libro. E poi certe immagini mi sembrava di riviverle con me bambina, magari meno scapestrata, ma curiosa e complice come i protagonisti del romanzo. Il nonno è la figura che ho amato di più. Avrei voluto accanto a me, nel corso della mia vita, una persona così.
Sara Andretta (Padova)
Una lettura molto piacevole. Un romanzo scritto in modo scorrevole, nessuna asperità concettuale, anzi un sempre più avvolgente racconto, teso tra passato e presente, accattivante nel durante, commovente alla fine. E' incredibile come il periodo descritto appartenga a una sola generazione fa, eppure non vi è la minima attinenza con il mondo attuale! Sarei preoccupata se mio figlio oggi avesse la stessa libertà d'azione di quei bambini! E inoltre che vita avventurosa si svolgeva in quei minimi spazi, rispetto alla piatta esistenza che oggi può abitare grandi orizzonti!
Graziella Gavezzotti (Milano)
Le cose che facciamo quotidianamente dovrebbero regalarci emozioni e
regalarne anche agli altri, a chi ci sta vicino. Un mio sogno ricorrente è quello di avere il tempo per scrivere i ricordi. Poi ti regalano un libro che altro non è che la chiave di una porta per troppo tempo tenuta chiusa. Un libro, parole su carta, un libro ti apre la mente, ti libera memorie ed emozioni. L'infanzia, il cortile, i giochi, la banda degli otto, la scuola, i genitori, la magnolia, il nonno...
Penso che alcune persone piu' che una dote abbiano avuto un dono, quello di saper scrivere e di suscitare emozioni come i musicisti.
Marco Vendramel
BELLO! Mi è piaciuto molto. Bella la figura di Giuseppe "caciarun", vera la sua disperazione!
Ci sono dei passaggi che devo rileggere, che sento vicino a me.
Renata Bortolozzo ( Padova)
“Andiamo a bere la pioggia” ha avuto il merito di riportarmi nel mio cortile in una cittadina della Sardegna. Leggendo mi sembrava lo stesso cortile, con il palazzo diviso in due scale e quindi in due fazioni! Il libro mi ha fatto capire molto bene quanto siano importanti le amicizie e le complicità a tutte le età.
Giovanna ( Milano)
Il libro è interessante, ma alcune pagine sono straordinarie! A me pare che il racconto parta "lentamente", come un diesel. Ma poi prende velocità e ti trascina in un crescendo di situazioni e di emozioni che ti avvincono! I dialoghi tra nipote e nonno sono memorabili. L'ultimo incontro è una pagina struggente. Confesso che mi sono emozionato. Giunto alla fine avrei voluto che il libro continuasse.
Silvano Fassetta ( Rozzano – Mi)
Mi è piaciuto molto! Ho rivissuto alcuni momenti della mia infanzia e adolescenza, anche se in contesti e tempi diversi (i giochi nel cortile, l'appartenenza alla "banda", i cambiamenti nel quartiere, ...). E ho rivisto i colori di certe estati spensierate e di altre stagioni. Quelle stagioni in cui la vita è tutta davanti a te e il futuro ti sembra una momento lontano, anche se gli vai incontro giorno dopo giorno. Mi "incanta" chi ha la dote di saper raccontare storie emozionando il lettore. L’ emozione è anche l'elemento che mi fa ricordare un libro piuttosto che un altro.
Daniela Piva ( Padova)
L’ amicizia, il ricordo,la vita che ti può portare lontano ma che non può cancellare le origini. Le due storie, la vita dei bambini nel cortile e quella che descrive l’ incontro di due di loro diventati adulti, si alternano con leggerezza. E' stato bellissimo leggere questo libro. Emozionante, commovente.
Alice Carlotti ( Pisa)
"Andiamo a bere la pioggia" è un libro che ti entra dentro, ti cattura il cuore e ti rinnova tumulti dell'anima. Non mi appartiene in modo totale la vita degli "otto più uno" in quanto sono nata quando la TV era per tutti, così come l'auto, il frigorifero, il telefono... ma, non di meno, ho rivissuto il piacere delle amicizie post-scuola, delle marachelle, dei giochi, dei primi amori. Ho chiuso il libro con una grande tristezza: che ne sarà del ribelle Giuseppe Era da tempo immemore che non mi ritrovavo a leggere anche mescolando la pasta o infornando la pizza. Un libro che ti si incolla… alla mano e al cuore!
Simo
Le descrizioni dei paesaggi e delle persone non sono normali descrizioni, ma fotogrammi nitidissimi. Mentre leggevo *vedevo* il campetto di cemento del tennis estremo, le reti, le biciclette, la strada per la Madonnina...Bello, mi è piaciuto molto.
Claudio Stefanini ( Lucca)
“Andiamo a bere la pioggia” mi ha risvegliato la sensazione dolce-amara della nostalgia per ciò che c’era e che adesso, forse, non c’è più. Con il susseguirsi delle pagine sono riemersi episodi raccontati dai miei genitori e altri fatti personali della mia infanzia. Il pregio del libro è che ti fa riscoprire in modo poetico il valore del passato, l’importanza dell’esperienza e il rimpianto delle occasioni perdute. Il tutto diventa filosofia degli anni che passano e che, malgrado tutto, ancora insegnano. Arrivi alla fine che sei triste, eppure sorridi…
Francesca Zaneboni ( Cremona)
Nel libro ho individuato due livelli. Uno puramente narrativo, nel quale l’ autore racconta le vicende della banda degli otto. L’altro più poetico, relativo all’ incontro e ai dialoghi del tarello e del caciarùn, quando si incontrano da adulti. Il letterato incontra l’ amico provato dalla vita e dai sensi di colpa (forse perché troppo
sensibile per affrontare questo genere di esistenza). Peccato che la poesia sia destinata a soccombere di fronte alla realtà dei fatti. Ma in fondo, non è proprio quello che succede nella nostra vita?
Gianluigi ( Milano)
Ho seguito come sospesa in una dimensione irreale il "viaggio" dei protagonisti. Dalle utopie studentesche agli spazi interiori liberi e dilatati dell'oriente, al rientro brusco nel quotidiano, alle tristi consapevolezze di essere solo "statuine di terracotta" . Il dialogo tra chi ha scritto e chi legge, scelto come ossatura del romanzo , e` uno strumento dialettico molto potente. Un ponte continuo che riavvicina, mediandole, dimensioni opposte: il passato ed il presente, l'utopia e la realta`, l'oriente e l'occidente. Questa mediazione si compie seguendo un registro semplice, di scrittura minimalista, che proprio perche` tale si carica di un'intensita` emotiva molto forte e di un significato altrettanto profondo che esplora le dimensioni del "senso" della vita e del "senso'’ della morte. Se ne vanno, queste dimensioni, sottobraccio alla fine del libro, segnando il sentiero dell'amicizia, della comunicazione vera e profonda tra esseri umani, dell'energia cosmica che forse tutti ci contiene.......
Anna Fiore (Chicago - Usa)
Alla fine del film “ La Stanza del Figlio” di Moretti ero l' unica a non piangere e credevo di essere diventata insensibile. Invece mentre guidavo per tornare a casa, ad un tratto mi ero sentita invadere da un grande dolore, di quelli che ti impediscono di piangere, tanta è la disperazione. E appena finito di leggere “ Il mio amico Abdul” ho provato la stessa sensazione: un dolore che ti comprime il petto, che ti dà smarrimento, che ti leva il respiro, in attesa di un pianto liberatorio. Durante la lettura ho viaggiato coi protagonisti, ho immaginato di parlare con loro, ho toccato con mano la disperazione, e ho partecipato alla loro Odissea, da un capo all' altro dell' esistenza. Poi, alla fine, quel dolore acuto.
P.M.L (Catania)
Una lettura mozzafiato. Ho provato a dosare, a rallentare per cercare di assaporare e metabolizzare la storia, ma "Il mio amico Abdul" è troppo coinvolgente!!
Un libro intenso, che entra nell'anima e che sa dare molto. Di certo non l’ ho solo letto ....ma l’ ho anche vissuto !
Annarita Di Cerbo (Rho – MI)
Abdul mi ha fatto viaggiare nel tempo e mi ha riportato indietro ai sogni dell'adolescenza, alle speranze, allo studio delle religioni, agli amici "veri" con i quali ci si incontra magari una volta l'anno! E poi c'é qualcosa di profondo di ieri ma anche di oggi: le guerre inutili, da qualunque parte si vedano; l'incapacità fisiologica di costruire un mondo di pace.
Mi sono anche interrogato sulle varie citazioni "nascoste" che ho trovato. Dante, Lao Tze, Leopardi, Verdi . Quali mi sono invece perse?
Paolo Federici (Segrate – MI)
Il libro è una mirabile sintesi della vita: Amore, Amicizia, Sogni, Frustrazione, Sensibilità Dolore. Speranze. E poi la Morte. L’ autore è riuscito a romanzare quello che poi è il percorso di tutti noi. Il finale è un crescendo di emozioni che mi ha appassionato sino all’ ultima pagina.
Andrea Besia (Milano)
Il libro tratta temi complessi in modo leggero. In Abdul ho trovato quelle che per me sono le difficoltà "esistenziali" di adesso, eppure non c'é alcun riferimento diretto o didascalico all'oggi. E’ una storia che viene dal passato ma estremamente attuale; e credo che questo sia il modo migliore per descrivere il presente.
Un romanzo scritto in prima persona, ma a tre voci. E tra le voci c'é un rimando continuo. I personaggi non si parlano addosso ma parlano degli altri; direi che parlano di ciò che é di tutti. In loro c’è una sorta di responsabilità dell'esistere: anche se viaggiano e ipotizzano di andarsene, la fuga non é contemplata.
E' un romanzo che da conforto come un abbraccio, o come il tepore del sole.
Chiara Desiderio (Venezia)
Ho finito il libro d’ un fiato e immediatamente ho deciso di raccontare l’emozione che mi ha dato. Ho avuto la conferma che spesso non siamo noi a scegliere i libri, ma sono loro a scegliere noi. Io non credevo che avrei mai letto un libro con tanta partecipazione. Ho pianto più volte leggendo perché io posso capire pienamente quello che l’ autore ha descritto semplicemente, ma con straordinaria efficacia. Ho difatti ritrovato le sensazioni provate durante un recente viaggio in Oriente. Per esempio non dimenticherò mai la pagina in cui Renato parla della pioggia e del silenzio. Una situazione vissuta anche da me, con lo stesso pathos! Un grande libro.
Giulia Calanco (Torino)
In Abdul ho ritrovato quelle problematiche interiori che non cambiano mai nel tempo, che si ripetono e vengono come riflesse da uno specchio in ognuno di noi.
Questo è un libro che ha la forza di dare serenità e conforto!
Luciana (Napoli)
Nel libro c'è l'amicizia, quella che tutti noi vorremmo vivere Ci sono i sogni della giovinezza e c’è la domanda: andrebbero vissuti fino in fondo o abbandonati in fretta per diventare adulti? C è il dolore, quello che prima o poi ci troviamo tutti davanti
E ci sono i ricordi; quelli che se non stai attento ti fregano. Ma che a volte fanno bene all'anima e sono bellissimi da rivivere; anche se poi piangi ripensando al passato.
Fiamma Giuliani (Roma)
Con la lettura di Abdul ho rivissuto il disagio dei ritorni, la vita che ogni volta ti riprende, il tormento di non avere mai il coraggio di mollare tutto. Ho risentito i legami forti, ho rivisto i miei viaggi, ho ricordato i sogni e le speranze. Con dolcezza ho pensato agli amici che ci sono sempre, qualsiasi cosa accada. Alla fine del libro ho pianto. Un pianto liberatorio, con la malinconia del tempo che passa e la serenità che te ne viene dentro. E il dolore che ti stringe lo stomaco si è mescolato alla voglia di fare. Mi è tornata in mente la poesia di Neruda ( Chi muore) e mi sono sentita bene.
Francesca (Milano)
E’ stato come tuffarmi nel tempo e rivivere sensazioni forti.. Ho “risentito” Benares dove sono stata un anno fa. Il libro mi ha emozionato e scosso nel profondo.
Cristina O. (Milano)
“Il mio amico Abdul" è un romanzo imperniato sull'amicizia. La storia raccontata supera il concetto di tempo e il breve arco della vita di un uomo. E, grazie alla memoria, distanze apparentemente incolmabili si ricongiungono. Quando ho finito di leggerlo mi è presa una voglia improvvisa di programmare un viaggio con le persone a cui tengo di più al mondo. Prima che questo pazzo mondo ti inghiotta e non ti lasci il tempo di fare più nulla.
Nicola Brusco (Verona)
Un libro evocativo e lieve. L’ amicizia viene fuori poco per volta, tratteggiata dagli avvenimenti, e dall'amore con cui i protagonisti si parlano al di là del tempo.
Mi ha riportato a un periodo della vita che ho amato molto e ho ritrovato valori ai quali ancora credo, anche se oggi appare tutto più difficile.
Nelle pagine si respira un’ aria buona, rassicurante, senza cedimenti alla nostalgia o al compatimento. Alla fine la storia di Renato mi ha commosso. Amo quel tipo di perdenti, sempre pieni di dubbi, ma generosi.
Marino P. (Milano)
Una bellissima emozione. Come aver fatto un lungo viaggio, magari di notte,
in estate, l'aria umida, la musica sulla pelle, sguardi complici di amici. Non importa se poi tutto ciò dovrà per forza passare e rimarrà solo il ricordo. In fondo è così che scorre la vita. L'amore è struggente, passionale, talvolta più è intenso e meno dura. Invece l’ amicizia resta, immutabile nel tempo, come bene racconta Abdul.
Paolo Alfonsini (Roma)
Di questo libro mi sono piaciuti lo stupore e la compassione. Lo stupore di chi guarda i segni intorno come fossero tutti degni di essere tradotti, senza pregiudizi, con larghezza di vedute. Stupore da ragazzo, non simulato ma reale, capace di creare poesia, ma anche spaesamento. E sempre dialettico, mai astioso o definitivo. La compassione nel senso etimologico del termine: cum patire, soffrire con. Emerge un largo senso di fratellanza, non limitato agli amici o agli amori, ma anche ai personaggi incontrano per caso. Le qualità del libro mi sono arrivate come contenuti dello spirito più che della forma. Che tuttavia è scorrevole, fresca, parlata; una struttura immediata e immediatamente confidenziale.
Marcella Papeschi (Milano)
Siamo perennemente “ in viaggio” e il sommo piacere è poter percorrere la strada accanto a qualcuno capace di lasciare il segno dentro la nostra anima. I protagonisti del libro si rincorrono e si incontrano; compiono percorsi comuni ma ognuno secondo il suo punto di vista. I ricordi sono la traccia evidente del nostro passaggio,;l'amicizia è il legame che ci tiene ancorati all'esistenza e ci fa sentire vivi. Ci specchiamo uno nell'altro, abbiamo bisogno di condividere e abbiamo bisogno anche di ricordare.
“ il mio amico abdul” racconta tutto ciò e traduce in parole un bagaglio di sensazioni che portano dritte all'anima. Ti aiuta a pensare e ti suggerisce frasi che poi fai tue, se le riconosci e ne afferri la potenza.
Silvia Bardusco (Milano)
Il libro evoca evoca una serie di splendide immagini nella prima parte e altrettante forti emozioni negli ultimi capitoli. Ci sono diversi piani di lettura ed ognuno può seguire la storia in maniera diversa, sulla base delle proprie esperienze e del proprio modo di pensare. Personalmente in un libro cerco visioni ed emozioni e “ Il mio Amico Abdul me ne ha regalate una notevole quantità.
Mariano (Erba – CO)
Il libro mi è piaciuto perché l'andamento è sostenuto, i passaggi sono ben collegati e nel dialogo c'è "cuore". C’è l’ amicizia e ci sono gli ideali, i sogni, il come si sono scoperti, vissuti, realizzati o falliti. Nel libro ho trovato un pathos non cervellotico né opprimente, che suscita tenerezza verso quei "giovani di grandi speranze", senza cadere - per fortuna – nell’ amaro del "riflusso".
Federica Capello(Roma)
Viviamo tempi che ci allontanano sempre più dai valori etici fondamentali - amore, amicizia, solidarietà, tolleranza ecc. -, imponendoci schemi e modelli di grossolana massificazione. Per questo motivo ho apprezzato i protagonisti del libro, tesi all’ irriducibile ricerca di qualcosa di trascendente che li porti alla conoscenza di sé stessi e della vita. Con le loro esperienze, anche controverse, non ci danno solo palpitanti emozioni, ma, quello che più conta, la forza di non smettere di credere, magari da illusi, nella poesia e nella profonda bontà dell’ uomo. In uno stile conciso, antiretorico ed immediato, senza mai indulgere alla moda scontata della facile denuncia e dei messaggi gratuiti, l’autore ha saputo creare personaggi autentici e non stereotipi: uomini veri, in sostanza, concepiti e raccontati da un vero uomo.
Pietro Vitali (Milano)
Un libro sincero e non convenzionale. Vi ho trovato lampi di autentica filosofia. Non si legge d'un fiato proprio perché cosparso di riflessioni e annotazioni pesanti, intriganti, coinvolgenti. Una sorta di libro da “consultazione” da tenere lì, a portata di mano, per leggerne ogni tanto qualche frase. E meditare.
Edoardo Bagliano (Torino)
Mi ha ricordato Viaggio in india” di Pasolini, un libro che mi era piaciuto molto.
Amo conoscere le esperienze di persone che hanno vissuto realtà così diverse dalle mie , per confrontarle e meditare. Il Mio amico Abdul è un libro profondo e con continui spunti che inducono a riflettere. L’ autore ha toccato temi che coinvolgono proprio tutti. Lo dovrebbero leggere coloro che vivono con superficialità i sentimenti e non danno mai profondità ai pensieri.
Silvia Santi (Milano)
Il libro mi è piaciuto moltissimo. Secondo me il migliore di quelli scritti da Mangano. Ho apprezzato tanto la sorta di "dialogo" instaurato tra i due amici attraverso il continuo passaggio dalle riflessioni dell'uno a quelle dell'altro.
Il mio interesse è cresciuto costantemente durante la lettura, quanto più la parte di commento si faceva serrato. Mi sono anche sentita coinvolta perché molte delle riflessioni sul lavoro, , sull'amore e l'amicizia sono temi che mi appartengono. Difatti la parte più interessante e coinvolgente del libro per me è stata la seconda.
Il libro ha il potere di far riflettere; aiuta a guardarsi dentro e invoglia ad aprire la mente.
Luisa Trevisan (Milano)
Ho adorato il personaggio Abdul per il limpido incitamento alla tolleranza e all'amicizia; difatti ho letteralmente divorato la seconda parte del libro. Gli spunti di riflessione non si contano. Per la società in cui viviamo, questo romanzo suona molti campanelli d'allarme e ti costringe a guardare al di là degli ovattati confini dell'occidente.
Le descrizioni di città hanno stimolato le mie doti di sognatrice e rievocato immagini che avevo archiviato in qualche angolo remoto della memoria. Con il procedere della lettura il filo rosso che congiunge ogni episodio ha preso il sopravvento, portandomi a interessarmi più al legame che unisce i protagonisti, anziché al resoconto dei viaggi e delle avventure. Mi sono innamorata anche di Renato, della sua forza a volte autodistruttiva e del suo temperamento lunatico. Ho apprezzato infine la nitidezza con cui è stato reso lo splendido sentimento dell’ amicizia.
Stefania Lesa (Mantova)
Ho iniziato il libro un po’ prevenuta. Difatti avevo pensato alle solite storie “ tipiche” di una generazione e in odore di dejà vu. Un racconto lacrimevole o terribile sull'India e altri paesi del Terzo Mondo...
Invece è stato completamente diverso: la scorrevolezza della narrazione, la grazia, il senso dell'umorismo e l'asciuttezza del linguaggio e delle emozioni presentate (non per questo meno forti) mi ha catturato e fatto arrivare rapidamente in fondo. Credo sia difficile coniugare così abilmente leggerezza (nel senso di grazia) e intensità.
Simona Viterbo (Milano)
"Ho passato un bel momento leggendo Le Lumache. Mi è piaciuta l'ironia, il modo di vedere le cose sempre dal di fuori, come se il protagonista fosse appena sbarcato da un altro pianeta e considerasse i curiosi costumi terrestri con occhi da antropologo extragalattico.
Divertente l' idea di cominciare un discorso con un intento preciso per poi andare a parare da tutt'altra parte senza seguire, in apparenza, nessuna logica del racconto. Un definitiva un libro pretestuosamente sconclusionato molto piacevole. Gli spunti che più ho gradito sono stati quelli relativi a Vladimiro, la pagina sugli Albigesi e il giudice Federico."
Maristella. Pr.
"C'è voluto poco per perdere la testa, o meglio per entrare in quella del
protagonista e lascirmi trasportare dalle sue considerazioni, dai racconti, dai personaggi, dietro ai quali scorgo la realtà comica e
amara del mondo in cui vivo. E poi quel modo di raccontare ondeggiante: sarcasmo per irridere ai comportamenti che non ci piacciono, inaspettati momenti di poesia e nuove fughe senza meta.
Così il lettore passa dallle risate ( talvolta irrefrenabili) alla condivisione della tristezza impotente del re nel racconto di Giacomo, e giunge poi all'ultima pagina dove incontra l'utopica speranza che si possa realizzare quanto immaginava Jhon Lennon. "Sogno e speranza sono merce disponibile in grande quantità a costo zero". Una frase da ricordare assieme ad altre del libro.
Per concludere un libro davvero bello, carico di ironia dissacrante, amara e attenta ad una realtà paradossale che ogni giorno ci vogliono far passare per normalità".
Marta
" Sabato mattina, incuriositoto dal titolo, ho acquistato il libro e in due
giorni l'ho finito. Un testo pungente e intelligente. E mi sono divertito.
Non un divertimento frivolo: nervoso, piuttosto. Schizzato, stordito,
invasato, folle...Di chi sorride tristemente consapevole.
L'ironia è la tua scorza: aborrisce l'appartenenza a una collettività che
si sgretola, e, mentre i frantumi ricadono pericolosamente acuminati,
ti proteggi dietro un dileggio ragionato.
Ai danni di chi eccede, in un'epoca che eccede.
Il bersaglio è un sistema abbagliato: occulta il buonsenso a favore di una stupidità diffusa andando ad insidiare perfino la dignità umana. "
Paolo C.
" Il tuo libro è speciale. Hai messo alla berlina questa nostra società dove è indispensabile apparire e non essere, consumare e non vivere, produrre accanitamente e non osservare e lo hai fatto raccogliendo le cazzate di sopravvivenza quotidiana e facendone un libro spiritoso e profondo. Mi é piaciuto anche lo stile (un mio amico lo ha definito demenzial- esilarante). Leggere il tuo libro è stato un piacere grande. "
Nicoletta G.
" Per commentare le Lumache ti propongo un esperimento. Compra una bottiglia di acqua gasata e tienila in frigo per qualche ora. Poi quando hai sete, ben lontano dai pasti , versa in un bicchiere di vetro e bevi tutto di un fiato; ma mi raccomando che sia solo il primo bicchiere e di vetro. Ti scenderà in gola e nello stomaco e gusterai quel fresco misto a frizzantino. Ecco questa é la sensazione che, riferita allo spirito e al cervello, mi hanno dato le Lumache. Un piacere quasi fisico di leggerezza e di frizzante. Almeno io così le so descrivere. "
Wanda P.
" Sono uno studente di 25 anni e ho letto Le Lumache in modo del tutto
accidentale. Avevo passato a mio padre ( 60 anni) la versione di
Barney, che ritengo essere un discreto libro ma adatto agli anziani. E lui
mi ha rifilato Le Lumache parlandomene in modo tiepido. Il risultato é che mio padre ritiene che Barney sia il miglior libro letto negli ultimi anni e io...posso dire la stessa cosa delle Lumache. E' proprio vero che ogni età ha i suoi gusti. Per esempio a me é piaciuto molto quel modo un po'
acido-ironico-scazzato di raccontare, ma capisco che mio padre può non gradirlo. Cmq ti faccio i complimenti e ti assicuro che ne parlerò
benissimo. "
Andrea. d. B.
"Per commentare il libro forse posso rubare le parole che hai usato per
presentare l'attività folle di Asmodeo: "Alla fine della settimana straccia i fogli usati in pezzetti minuscoli che usa come coriandoli in refettorio, mandando in bestia i commensali."
Ecco, perchè è così che mi sembra di aver letto il tuo romanzo, come
investita da una pioggia di coriandoli fatti di frammenti di realtà vera che mi hanno rapito divertendomi, bistrattandomi, catturandomi, facendomi sentire nostalgia... o la saudade, come dicono i brasialiani, che è il sentimento di ciò che resta di qualche cosa che non c'è più. E allora mi sono sentita catapultare a tra duecento anni e a guardare un mondo come dentro ad una cupola di plastica che trattiene l'acqua in cui si agita la neve artificiale, pensando che questo è il mondo in cui mi sto muovendo anch'io oggi, che sarà sotto gli sguardi e nella testa di quelli che verranno dopo. "
Irene S.
" Non vorrei prendermi confidenze eccessive; ma vista la presenza dell'indirizzo e-mail ho pensato di poter scrivere! Ho letto il libro al mare con due mie amiche. Congratulazioni, è veramente divertente, ironico come non capita spesso. Il ritmo è veloce e lo stile lineare. A parte queste considerazioni piuttosto banali devo dire che è l'unico libro che ho letto a qualcun altro...anzi facevamo a turno in tre come lettrici e in questo modo abbiamo coinvolto anche i vicini di ombrellone.Questo romanzo mi ha ricordato "L'asino d'oro" di Apuleio e "Allegro ma non troppo" di Cipolla...
Il primo per il "divertimento" , il secondo per il trattato sulla stupidità umana. "
Valentina R.
"Da accanita lettrice catalogo i miei libri tra letti e buoni da rileggere più volte, letti e tenuti lì a fare polvere. Il tuo rientra nella prima categoria. Messo in bella mostra, tanto da poterlo prendere quando serve, per cogliere delle mezze frasi che fanno riflettere o solo per sorridere. "
Alessia G.
" La divertente e catastrofica visione di un mondo dove i pazzi, e si tratta di pazzi pericolosi, sono fuori, a mio avviso lascia un filo di speranza legata all'esistenza degli ospiti di Villa Fiorita. Loro non stanno al gioco, cantano fuori dal coro. Sono la piccola élite che potrebbe salvare l'umanità. C'è veramente molto di condivisibile nel libro (a parte il giudizio sul segno della vergine, al quale appartengo). Ho apprezzato anche il suo esporsi al lettore segnalando l'indirizzo mail. Complimenti. "
Daniela B.
" Alle fine del suo libro sono rimasta a pensare 10 minuti in silenzio
assoluto. Per sei giorni ho vissuto nella dimensione in cui lei hai voluto
gettarmi e non c'era niente da fare. Se decideva di farmi ridere io ridevo, anche da sola o nel pullman affollato di gente. E' stato come ossevare due facce della stessa medaglia, ridevo su tutto (parlo di fatti di cronaca e attualità) e intanto dicevo 'Però é anche agghiacciante...'.E mi é venuto anche in mente un brano tratto da Erasmo da Rotterdam quando la Pazzia parla e afferma di rallegrare, con il suo divino potere, gli uomini e gli dei. Una sola curiosità: lo stracitato Stifelius é frutto anch'esso della fantasia di Puccio de Lollis? "
Ilaria F.
"Non mi divertivo a leggere, come é successo oggi, da molto tempo.
Ero seduta al parco con il mio cane , e sgnignazzavo da sola , come solo le anime libere sanno fare, strafregandomene dei commenti che provenivano dalle facce serie dei pensionati tristi che frequentano le panchine dei parchi nelle mattinate di fine luglio. Ringraziarla é dire poco. "
Monica. V.
" Mi è piaciuto lo stile, la scorrevolezza, il garbo dell'espressione, la
simpatia dei contenuti senza che manchino, peraltro, spunti importanti
di riflessione (anzi, direi che stanno decisamente alla base del tutto). Ed ora le faccio una rivelazione: io sono stato a Villa Fiorita. Fino al 97 si chiamava Villa Germinal Nuova Residenza Del Sole, il direttore era un anziano molto austero e determinato, un tedescotto che aveva maturato esperienze in residenze simili in Germania.
Mi hanno dimesso da qualche anno, sono tornato normale (ma non cretino). Con simpatia. "
Flavio. I
(nota : Questa mail é davvero sorprendente. Villa Fiorita é esistita veramente. Era un manicomio non lontano da casa mia e da bambino lo ricordo benissimo. Per questo avevo dato questo nome alla casa di cura. Non avrei mai immaginato di incontrare un lettore che vi é stato davvero!!!. R.M.)
" Ho letto "Lumache" e devo sinceramente dire che è stato superiore alle mie aspettative. Lei é riuscito a mettere a nudo in maniera divertente ma graffiante tutta la stupidità di molti, troppi, comportamenti umani. Anch'io mi son riconosciuto in alcuni così come mi sono ritrovato nel personaggio di Giacomo. Evidentemente la mia situazione è alquanto comune ai cinquantenni in cerca di lavoro. Ho consigliato il tuo libro a tutte le persone che ritengo in grado di capirlo. "
C.D.M.
" Non sono bravo a esprimere giudizi, cado sempre nel banale, però ho
apprezzato il tuo stile lucido,diretto,spiritoso e graffiante.
Le tue pagine si lasciano leggere con piacere e questo non è poco se penso a quanto pesanti siano alcuni nostri scrittori annoverati tra i
"big". Se poi penso a quanto poco fantasioso io sia, non posso che invidiare la tua capacità di dar vita e spessore ai personaggi caratterizzandoli in poche righe. L'unica cosa che non ho apprezzato è perchè il personaggio brutto,quello orrendo,inguardabile,abbia il mio stesso nome........!!!!"
Luigi
" Pur non essendo un critico letterario le voglio esprimere il mio
apprezzamento per il libro che ho trovato interessante sia per la vicenda sia per il modo in cui é stato scritto. Io leggo moltissimo ( sia letture leggere che impegnate), ma , escludendo Malaparte e Moravia, non amo gli autori italiani che trovo tronfi, pedanti e chiusi nel loro sapere che poco ha a che fare con la gente comune. Ma con questo libro, parafrasando una delle sue ultime righe, l'impossibile é diventato possibile. Contravvenendo a un mio principio, ho letto un autore italiano e...mi é piaciuto! "
Mara. M
" Al tuo libro dedico un laconico commento: semplicemente geniale.
Mi dispiace solo che forse questa tua magnifica opera non sarà letta dalla massa poiche' non ti faranno mai accomodare nel salotto di quel lecchino di Costanzo. Ma visto il genere di platea forse e' meglio per te. Alla fine del libro ho pensato che hai ragione quando dici che la stupidita' è per sempre e mi é venuta in mente una frase di mio nonno:
"imparamose a esse furbi, perche' stupidi gia ce semo"! "
Paolo. A.
" Il libro è molto gradevole ma nello stesso tempo fa riflettere su argomenti importanti. Del resto l'una cosa non esclude necessariamente l'altra. Chi può davvero dire chi sia pazzo e chi normale ? Non sarà che spesso chiamiamo pazzi solo coloro che non comprendiamo, solo perchè hanno prospettive diverse dalle nostre, attraverso le quali guardano la vita ?
Non c'è dubbio che il vero dramma dell'umanità sia la stupidità e non la
follia. Quella stessa stupidità che ci porta ad usare mezzi potenzialmente straordinari come internet in modi insensati quando non criminali. Mi è piaciuto molto il paragone fra l'automobilista pazzo e quello scemo. Rende benissimo l'idea. Concludo esprimendo l'auspicio che il libro abbia il successo che merita. "
Nino. M.
" Le Lumache mi sono piaciute davvero, c'è un'ironia bella, mai pesante.
Un'ironia attenta, la definisco intelligente; alcune parti sono stupende. Lo stile asciutto, ma efficace. Adesso ho scritto che sembro un critico, in realtà lo sono, ma musicale. Nel mio piccolo farò pubblicità al tuo libro, lo merita. Inoltre le cose genuine e non sorrette da major e megacapitalismo hanno sempre avuto il mio supporto "
G.d.G.
" Gentile Mangano ho letto il suo libro tutto d'un fiato.
E' un' incredibile galleria di personaggi che tutto sembran men che folli.
Siamo più sclerati noi nelle situazioni contingenti delle nostre
giornate. Anzi la pazzia ha permesso ad ognuno di loro di avere qualcosa da raccontare (come se la pazzia avesse messo a fuoco la loro personalità resa opaca nella vita "normale e monotona" di tutti i giorni) Mi é piaciuto molto il barbone-indovino forse perchè la sua scelta di vita è quella di ritirarsi dal mondo e di non dover più dar conto di nulla. La pazzia traccia il confine tra due mondi, ma non sappiamo
dire se la verità sta nella tasca di quelli che sono usciti dagli schemi o di quelli che hanno l'anima addormentata dietro l'assurdità della vita quotidiana. In effetti noi sani a volte non sappiamo nemmeno di che colore è il cielo sopra le nostre teste!!"
S. B
" Ho appena finito di leggere il suo libro.
Premetto che non è il mio genere, ma attratta dalla copertina e
dalle prime pagine alla fine l'ho preso. E devo dirle Bravo!!!
Il linguaggio è guizzante come fiammelle. Ti prende (ti attanaglia?)
e ti invita a correre fino alla fine del romanzo. (Un guizzo di ingegno la presentazione non-presentazione della "foto di classe dei matti").
In definitiva una intelligente e poetica protesta del nostro mondo malato,
una sottile critica che va dal micro al macro.
Aspetto il suo prossimo libro. "
G.B.
" Ho letto Le Lumache durante l'estate. Ho seguito le acrobazie narrative del protagonista come in groppa ad un cavallo imbizzarrito.
E' un lavoro strano, che non riesco a paragonare a niente di quello che ho già letto. E questo è un grande pregio. Mi è molto piaciuta la storia del pubblicitario che associava immagini scabrose a eventi altrettanto
scabrosi. E' molto acuto. Però attenzione che qualche pubblicitario sconsiderato potrebbe rubarti l'idea!!!"
Emilia B.
" Il libro mi è piaciuto tantissimo. Anche le divagazioni, che sulle prime
disorientano , una volta entrati nel ritmo funzionano molto bene.
L'impianto è chiaro, la scrittura fluida, le storie divertenti.
Apparentemente può sembrare un libro umoristico, ma non lo è affatto poichè spesso ti spinge a riflettere e a meditare. Complimenti. "
Niki
" E' difficile trovare un libro che ti fa venir voglia di leggere tutto d'un fiato. A me è successo con il tuo: semplice, ironico, realista. A volte mi sono ritrovata a ridere mentre ero seduta in autobus, con il rischio di essere presa per matta. La trama mi è piaciuta soprattutto perchè rispecchia la vita.
Scrivere un libro è raccontare una storia qualsiasi a una persona sconosciuta. Sta poi allo scrittore riuscire ad ammaliare, affascinare con parole adeguate la persona che gli sta davanti. Sino a coinvolgerla nel racconto. Tu ci sei riuscito per cui ti ringrazio. "
Francesca C.
"Il giudizio sulle Lumache é molto positivo.
I tempi serrati del suo narrare richiamano, per qualche verso, "la
versionedi Barney".
Questo libro é un grosso successo editoriale.
Ugualmente mi auguro che accada per lei. "
Giuseppe.