|
EVVIVA,
TORNA L’ IMPERO ROMANO! Il
ministro dei lavori pubblici annuncia che partirà la gara d' appalto
per la realizzazione del ponte sullo stretto tra la Sicilia e la
Calabria. E, mentre gli occhi si illuminano nell' immaginare quanti
soldi farà la sua impresa familiare che realizza ponti, viadotti e
gallerie ( conflitto di interessi? maliziosi, l' azienda è intestata a
moglie e figli, mica a lui!) si lascia scappare l' esclamazione: sarà
un' opera degna dell' impero romano!!!
Prego? Io sono vissuto nella seconda parte del secolo e mi era stato
risparmiato il ventennio con i fasci littori, le aquile, i comizi
ridicoli gonfi di retorica sulle nostri origini risalenti agli antichi
romani.
Invece mi tocca risentire questi riferimenti demenziali ai fasti
imperiali!!!
Se ci pensate qui di "romano" sono rimasti solo i tizi vestiti da
pretoriani che si fanno pagare per le fotografie attorno al Colosseo,
abbracciati alle varie famiglie Schmid; Dupont; Ramirez, Hyde,
Zo-long-shi; Pakosky etc etc, etc.
Difatti dopo la caduta dell' impero è stato un bel pascolo di Visigoti,
Ostrogoti, Longobardi, Unni, Arabi, Normanni, Aragonesi, Angioini,
Mitteleuropei e chi più ne ha ne metta. Siamo un impasto di
eterogeneo.
Forse per quello talvolta produciamo scintille nel cervello e
genialità impensabili e stupefacenti.
Impero romano. Già me lo vedo Giovanardi vestito da Trimalcione
ingozzarsi di oca fritta. E il nostro capo di governo salire senza
attrezzi sulla colonna traiana; buttare giù la statua e mettersi in
postura.
Vi dirò che mi è sempre piaciuta la tunica bianca orlata di porpora. E
anche mangiare sdraiati non è male.
Quasi quasi ordino la stoffa. Sono stufo di stare sempre dalla parte
delle minoranze, di ogni genere.
Questa volta non voglio farmi trovare impreparato. Magari torna l'
Impero e non ho niente da mettermi.
POESIA
Chissà chi era questo poeta
anonimo cinese del 1° secolo che ha tratteggiato così bene la
tristezza di questa donna. Mi pare di vederla agitarsi nella sua notte
insonne.
La chiara luna così bianca splende
sulle tende che velano il mio letto.
In preda al dolore mi volto e non posso dormire,
raccolgo le vesti e vado errando su e giù.
Fuori in cortile esito, solitaria;
A chi mai potrò dire i miei tristi pensieri?
Cogli occhi fissi nel vuoto rientro in camera.
Lacrime fitte mi bagnano il manto e la veste.
|