ONORE, DOVERE, SERVIRE LA PATRIA!

"Era un tizio che non aveva combinato nulla di buono nella vita. Non era riuscito nemmeno a diventare uno scrittore".

Ho letto questa frase ieri sera in un libro e ho riso di gusto. In effetti è sempre esistita la convinzione che, in fondo in fondo, uno scrittore sia anche una sorta di perditempo, un po' sognatore, un po' disancorato dalla realtà e dalle incombenze quotidiane. Sicuramente, quando non scrive, ha più tempo per pensare. E questo non è un gran vantaggio di questi tempi. Si rischia di dire cose sgradevoli per la maggior parte di chi ascolta. Come quella che sto per dire per l' ultimo italiano in divisa sepolto ieri.

Chiunque abbia cuore non può che essere addolorato quando un ragazzo di 22 anni perde la vita. Per di più per una guerra sbagliata e assurda ( sempre che ce ne siano di giuste). Ma il mio rincrescimento si ferma qui e sfocia in irritazione quando i politici ricominciano con la litania del "dovere" e il vescovo parla di "servire la patria" e in parlamento qualcuno di quelle anime morte che ci governano parla di "onore".

Matteo Vanzan era un lagunare. Si tratta di un corpo addestrato per missioni estreme. Assaltatori, incursori, guastatori. Non missioni umanitarie, non portano medicine; fanno la guerra.
Nel loro inno c'è questa frase:
" A noi la morte non ci fa paura "NO" / ci si fidanza e ci si fa l'amor / e se ci avvince e ci porta al cimitero
chi se ne frega non se ne parla più. ".

Che cosa spinge un giovane di 22 anni a far l' amore con la morte anziché con la sua ragazza; a chiedere di tornare in Iraq dopo aver già compiuto una prima missione. Quali falsi miti inseguono molti di questi militari; come si giunge a "mostrare come muore un italiano" o a inseguire ideologie che ancora parlano di onore e dovere. Perché abbracciare la morte e non la vita?

Ho la sensazione che l' umanità stia attraversando il medio evo della ragione. Ma non fate caso ai miei ragionamenti. Sono uno scrittore e, come tale, poco credibile.


POESIA

Francesco I non aveva certo bisogno di corteggiare le dame! Lui che per l'allestimento della festa di compleanno aveva ingaggiato nientemeno che " maitre Leonardo ". Lui che per dare colore alle pareti aveva chiamato il Primaticcio e Rosso Fiorentino. Si dilettava con la musica e il ballo e a Fontainebleau ospitava poeti e artisti. Eppure a una donna dovette dedicare una poesia, quasi una richiesta accorata di attenzione! E si dichiarò disposto persino a subire....gli inganni. Pur di averla. In amore anche un re può soffrire.

Ditemi sì, signora mia e padrona,
per tenere desto il mio languente amore,
fino al giorno che io ne tragga godimento.
Poi, se volete, svelate il vostro inganno.
Preferisco servir chi mi tradisce,
ma che dicendo sì, mi appaga di speranza,
piuttosto che ammalarmi di tristezza,
stando a un passo dal sì, foriero del piacere.
 

Un omaggio alla poesia veneta. A quello scanzonato Giorgio Baffo, veneziano, che nel '700 ebbe rinomanza per le sue poesie licenziose. Qui fa un inno alle Tette!

Dai occhi me defendo,
né la so forza offendo;
ma come vardo quelli
vaghi pometti, e belli,
no posso star in stroppe,
e smanio come un can.
Se in cima al fatal ramo
quei giera i pomi antighi,
mi compatisso Adamo
se l'ha slongà la man.

Siccome gli abitanti di Villa Fiorita stanno in tutto lo stivale, non vorrei che da Roma in giù ci fosse qualche incomprensione del testo.
In breve: agli occhi resisto ma non mi contengo di fronte alle tette ( pomi). E se per caso sul ramo dell' eden i pomi erano tette, allora comprendo Adamo che ha...allungato le mani :-))))