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circolarità della vita
Qualche anno fa un conoscente mi salutò prima di partire per il
Brasile dove aveva accettato un 'offerta di lavoro.
Tre anni dopo a Rio de Janeiro sbagliai autobus e mi ritrovai in
periferia. Attraversai la strada per prendere il mezzo che tornava in
centro e alla fermata, vestito con camicia a fiori, incontrai il mio
amico! Il quale in realtà abitava a San Paolo ed era capitato lì per
una commissione rimandata da mesi!!!
Perché vi ho raccontato questo ameno e insignificante aneddoto sulla
casualità, spesso assurda, degli eventi che ci occorrono? Perché oggi
abbandono le riflessioni delle ultime settimane e faccio il filosofo.
E vi intorto in una di quelle chiacchiere da salotto; di quelle che si
fanno seduti per terra, bevendo the o un bicchiere di vino rosso.
Complice la poesia della settimana.
La circolarità di certi eventi, ecco lo stupefacente enigma. Basta
avere un paio di decenni sul groppone e ci si comincia già a
meravigliare dei percorsi, delle casualità, degli incroci di fatti e
persone, dei ritorni.
Quale romanziere o commediografo o sceneggiatore ( originale) può mai
competere con la Vita? L' esistenza stessa è una mirabile storia nella
quale si compongono drammi, farse, tragedie e commedie. E noi ogni
volta restiamo a bocca aperta nell' osservare a posteriori un
avvenimento. Stupiti diciamo: incredibile, impensabile, ma come è
potuto succedere? Non è vero forse? Ma ancora più sorprendente è il
mistero di certi intrecci. Ne siamo in qualche modo ammirati, anche
quando sono causa di tristezze o dolori.
POESIA
Mi è "tornata indietro"
qualche giorno fa. Attraverso uno di questi insondabili percorsi.
C'è stato un periodo durante il quale tenevo un libro di poesie di
Neruda praticamente addosso, notte e giorno. Credo di essermelo letto
e riletto senza sosta. E' datato 1984. Ventanni secchi. Lì c'era la
poesia. E dentro una frase che avevo poi copiato ( modificandola)
sulla prima pagina della mia agenda. In caratteri neri grandi. Intanto
leggiamo.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Scrivere, ad esempio: la notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai, e a volte anche lei mi amò.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
La notte è stellata e lei non è con me.
E' tutto. In lontananza qualcuno canta. In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei suoi baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
Pablo Neruda
La frase in neretto l' avevo modificata in questo modo: E' così breve
la vita, ed è sì lungo l'oblio.
Non perché fossi depresso o in preda a un attacco di nichilismo. Ma
perché avevo perduto un amico fraterno ( chi ha letto il Mio Amico
Abdul sa di cosa parlo). E quella frase mi sembrava giusta per quel
momento.
Non avevo più letto quella poesia, non avevo più aperto quel libro.
Smarrita da secoli quell' agenda. Ma la poesia è tornata, per una di
quelle circolarità della vita che ci lasciano a bocca aperta. Sino al
prossimo stupore!
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