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GIORNI
CUPI
Giorni difficili. Lo ammetto, un vero e
proprio terrorismo mediatico non ci lascia più tranquilli.
Serve a poco tenere spenta la TV e guardare solo i titoli dei
giornali. Le informazioni arrivano comunque e non portano nulla di
buono.
La vicenda delle due ragazze italiane tenute in ostaggio ci angoscia
non poco. Ho letto che la Simona capo progetto stava in Iraq da sei
anni e che la sua organizzazione da lungo tempo.
"Un ponte per Bagdad" lavorava per alleviare le sofferenze della
popolazione schiacciata dal regime di Saddam.
Nessuno si era mai sognato di espellere i suoi volontari o di torcere
loro un capello. Anzi erano benvoluti dalla popolazione. Che cosa è
successo da un anno a questa parte laggiù? Quale odio è sgorgato
contro l' occidente, contro tutti noi, senza più badare se abbiamo la
divisa da soldati o il camice da medici? Che tipo di guerra siamo
andati a fare?
Raggela sentire il segretario dell' Onu dire davanti a tutta l'
assemblea che la guerra in Iraq è stata un atto illegale.
La mente va ai nostri politicanti che durante l' ultima campagna
elettorale dichiaravano subdoli che la missione italiana operava nel
"rispetto delle risoluzioni dell' Onu".
Mi ha dato fastidio la riabilitazione di Gheddafi, con squilli di
tromba e salamelecchi. Eppure era in testa alla lista degli "stati
canaglia". Prima di Saddam. E dopo di lui veniva il Pakistan. Ma,
chissà perché, solo Saddam era un pericolo per l' umanità. Non il
Pakistan, retto da un golpista dittatore, possessore di bomba atomica,
porto di partenza del traffico internazionale di oppio, oppresso da
uno stato di polizia, fomentatore della guerriglia islamica nel
Kashmir. Musharraf e Gheddafi ora sono alleati. Ci convinceranno del
perché, come accadeva alla storia riscritta dal Grande Fratello.
Quello di Orwell, non quello televisivo.
La nuova serie è partita ieri sera. I nuovi imbelli e vacui "ostaggi
volontari" sono stati definiti da un commentatore come "rappresentanti
della società italiana". Può darsi. Ma se così fosse lo Stato dovrebbe
acconsentire a chi lo desideri di cambiare nazionalità.
Vi lascio alla poesia della settimana. Magari ci regala un momento di
leggerezza.
POESIA
Helene Vacaresco è una poetessa rumena
vissuta a cavallo del secolo scorso. In questa poesia affronta il tema
della fatalità degli incontri. Di quelli che non si possono evitare e
che, lo si voglia o meno, poi lasciano il segno...!
Lui passò. Non avrei dovuto, di certo,
apparire quel giorno sulla strada.
Ma la mia casa era su quella via
e io stringevo fiori nella mano.
Lui parlò. Avrei dovuto, forse,
non stordirmi alla sua voce.
Ma l'alba aveva invaso la mia stanza
ed era Aprile nei boschi attorno.
Lui mi amò. Non avrei dovuto, di certo,
provar per lui un amore così pronto,
ma quando un cuore è in ascolto,
c'è sempre un cuore che risponde.
Lui partì. Avrei dovuto, forse,
non aspettarlo più, né più volerlo.
Ma domani Aprile ricompare,
e senza di lui il cielo sarà scuro.
H.V.
Mettendo in sequenza l' inizio di ogni
quartina leggiamo: Lui passò, parlò, mi amò, partì. In poche parole
tutto lo svolgersi dell' incontro. Notate anche il gioco alternato dei
dubbi e delle certezze ( di certo....forse....).
Ciao a tutti. Alla prossima settimana.
LA FRASE
quando ci sono nel mondo
troppe cose che non vorresti vedere, e' il momento di aprire gli occhi
(anonimo)
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