POVERA MADRE

Questa povera crista di madre che sopprime il figlio a me fa una pena infinita. La sua confessione ( che ha privato Vespa di ulteriori puntate) rivela il vuoto galattico che aveva nella testa e nel cuore. Sospettava che la maternità le avesse "sformato" il già esile corpo; quel corpo che le aveva impedito di essere presa in considerazione per fare la velina, la letterina, la schedina; insomma mettersi lì , culo e tette in vista, per guadagnare soldi, ma soprattutto avere successo, o quanto meno visibilità.

Eppure le vedeva lei le altre; mica erano delle cime, erano solo un po' più formose.
Sicuramente più disinvolte. E adesso, ormai moglie e madre, temeva di perdere anche quelle comparsate tra il pubblico che ogni tanto otteneva dall' adorata TV. E là, nel panificio, raccontava ai clienti di aver visto da vicino questo o quel "divo" e ne descriveva la vita come se li frequentasse. Il niente dentro, questo è l'orrore.

Inutile riscrivere del potere corruttivo di certi programmi televisivi. Si fa solo retorica. Anche perché ormai non esiste un limite; esiste solo l' esaltazione del fatuo, dell' effimmero. Recentemente una fiction ci ha edotto sulla vita del calciatore; questo eroe moderno, appetito proprio dalle aspiranti vallette, che compare puntualmente in tutte le inchieste sulle scommesse clandestine e che fornisce la miglior clientela alla prostituzione di alto bordo. Miliardari con gli occhi spenti.

A quel mondo aspirava la povera mamma. E il bambino non era riuscito a dare un valore più saldo alla sua vita. Credo che qualcuno dovrebbe pregare per lei.

Così come qualcuno dovrebbe cominciare a pregare anche per Oriana Fallaci. Il suo articolo sul referendum sul Corriere della Sera di oggi mette paura e tristezza. E sulla grande giornalista che fu, può solo calare un pudico silenzio.
 


POESIA

 Durante un reading a Milano abbiamo letto una divertente e inusuale poesia di Fernando Pessoa. Lui, sempre così malinconico, triste, talvolta ombroso, romanticamente pessimista si era preso una cotta tale da scrivere lettere sdolcinate e liriche melense.
Tempo dopo irrise se stesso e, rileggendo le sue frasi da baci perugina, compose questa poesia il cui contenuto non può che essere condiviso!


Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.

Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

 

(f.p.)