APOCALYPSE NOW NON DOVEVA USCIRE.

Permettetemi di non parlare di Londra. A caldo non voglio rischiare retorica o banalità. Meglio riflettere con calma su un avvenimento che scuote e che inquieta.

Riprendo invece il filo del discorso iniziato due settimane fa. Vi avevo lasciato dicendo che anche Francis Coppola potrebbe a buon diritto essere iscritto al club degli "arrischiati".
Difatti l' aver completato il suo più celebre film fu il vero....capolavoro! Di tenacia, di determinazione, di volontà oltre ogni limite e contro il destino stesso che voleva impedire la riuscita.

Penso che Coppola sia davvero sceso nell' abisso. Compiendo tutto il tragitto, staccando però anche il biglietto di ritorno. Perché sapeva di essersi imbattuto nel capolavoro e quindi doveva rischiare tutto. Pensate che razza di avversari, a partire da un ciclone che, caso quasi unico, si spezza in due parti.
E ognuna va a colpire i set principali del film che distano 500 chilometri! Si parte con tre miliardi di danni.

Poi il dittatore delle Filippine, Marcos, dapprima affitta gli elicotteri alla produzione e poi li requisisce per fronteggiare la guerriglia. Il film si deve fermare ancora, con danni ingenti.
Appena riprende la lavorazione il protagonista, Martin Sheen, viene colpito da infarto. Altri due mesi di sosta. Marlon Brando si stanca e annuncia di volersi ritirare.

I soldi finiscono e Coppola ipoteca la casa. Non solo, ma chiude l' ambizioso progetto per una scuola di giovani registi, l' American Zoetrope. Anzi, siccome ormai vive solo per Apocalypse, in un eccesso d' ira definisce i giovani che stava allevando " quei parassiti hippies che si sono attaccati alla mammella del Zoetrope".

Coppola non ha scelta. O porterà a termine il film, o soccomberà, vittima di un capolavoro che avrebbe potuto non essere mai completato. Invece l' "arrischiato" è andato sino in fondo. Per sua e per nostra fortuna. E per la storia del cinema.
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POESIA

Quasimodo ha continuato a tenere banco. Ricordi scolastici, poesie lette e dimenticate, richieste di vario genere. Ho dovuto mettere mano più volte alla raccolta per poter rispondere. Così è servito anche a me per rinverdire la memoria di un autore che tende ad essere confinato nei libri di testo delle medie.
Leggi e rileggi ho pensato di ricopiare anche questa. Quante volte ci è capitato di vedere spuntare una gemma da uno stelo che sembrava ormai secco? Un poeta ferma quell' istante e ci scrive una poesia che sa di metafora! Un abbraccio. raffaele

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme;
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa;
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell' acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.

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 L' intelligenza senza volontà si disperde come acqua versata sulla sabbia