VIA QUATTROCCHI

E dunque al sindaco Veltroni è venuto in mente di intitolare una via al "body guard" ucciso in Iraq. Dopo il famoso video, c'è stata una  recrudescenza di ipocrite e deliranti esternazione di uomini politici, con in testa il ministro degli esteri. Leggo che Quattrocchi si è dimostrato " un vero uomo" per essersi comportato con italico  orgoglio nei confronti dei suoi aguzzini.

Non concordo. Io mi sento un uomo anche seduto di fronte alla mia tastiera mentre ricopio una poesia e non ho bisogno di farmi trovare in zona di guerra con addosso un giubbotto antiproiettile, un mitra sul sedile e il bagagliaio pieno di bombe a mano. Lui aveva sub-appaltato un conflitto che non gli apparteneva, senza alcuna motivazione ideologica o etica, ma con il solo scopo di guadagnare decine di migliaia di dollari in breve tempo. Un prezzo che teneva conto del rischio vita.

E di nuovo è apparso il termine "eroe". Un tempo riservato a personaggi mitici che si batterono per alti ideali. Simon Bolivar, Giuseppe Garibaldi, Guglielmo Tell, Michael Collins, Mahatma Gandhi. Qualcuno ci trova attinenze?

La retorica guerresca ripete all' infinito la frase: ecco come muore un italiano. Ebbene muore come quel bambino irakeno di tre anni colpito in testa da un proiettile occidentale mentre giocava nel cortile di casa. ( Ne parlai due anni fa, ricordate?).

Avrei stimato Quattrocchi se nell' imminenza della fine avesse pianto, o pregato, o si fosse chiuso in raccoglimento; se si fosse reso conto che aveva buttato la cosa più preziosa, la sua vita, per un pugno di dollari puzzolenti. Mostrarsi sprezzante nel rischiare la vita non è da eroi, proprio no. Forse il silenzio di fronte a una morte violenta sarebbe stato più opportuno.

Viale Quattrocchi dunque? Sì, assieme ad altre dediche tipo " Via dei bambini di Hiroshima" - "Piazza dei civili di Fallusha bruciati col fosforo" - " Corso dei civili ammazzati a Chabra e Chatila". Si può fare, basta volerlo.

POESIA. Vi avevo mandato la raccolta delle poesie del 2005 con il sottofondo di Imagine. Non solo Lennon aveva immaginato che si potesse vivere in un mondo diverso. I poeti sono da sempre stati dei visionari. Come dimostra Alberti in questa poesia dove esorta a creare un "uomo nuovo". In un modo singolare: cantando!

Creiamo l’uomo nuovo,
cantando.
L’uomo nuovo del mondo,
cantando.
Canto in questa notte di stelle
Che sono esiliato e solo.
Ma nella Terra nessuno
È solo se sta cantando.
L’albero ha le sue foglie,
e se è secco non è un albero.
L’uccello ha le nubi, il vento,
e s’è muto non è un uccello.
Il mare ha le sue onde
E il loro canto allegra le navi.
Il fuoco ha fiamme e scintille
E anche le ombre s’è alto.
Nulla è solitario in Terra.
Creiamo l’uomo nuovo cantando. 
             Rafael Alberti