FISARMONICA SUL METRO'

Un bell' uomo sui trentanni, i capelli scuri legati sulla nuca con un nastro azzurro. Un maglione color prugna sopra calzoni  di panno scuro, molto usati ma non lisi. La bambina, sette-otto anni, in tuta di colore verde come i suoi occhi grandi, due trecce chiuse da lacci rossi, buffi scarponcini ai piedi.

Lui suonava la fisarmonica in un vagone della metropolitana milanese, lei girava col bicchiere di cartone tra i viaggiatori. Il padre non suonava canzoni napoletane, e nemmeno arie gitane. Faceva strano sentire una melodia lenta, malinconica, inusuale per uno strumento da cori, feste popolari, danze all' aria aperta. I tratti somatici non erano né nordafricani né zingareschi. Probabilmente i due erano di etnia curda; uno dei tanti popoli che antichi  ministri di potenze occidentali ha reso senza patria, con il solo tratto di matita su una carta geografica; per ragioni geo-politiche che la gente non può e non deve capire.

La bambina ha raccolto pochi centesimi e molta indifferenza. Poi una signora filippina le ha fatto segno di avvicinarsi, ha frugato nella borsa della spesa e ne ha tratto un succo di frutta e un pacchetto di cracker. Un cenno del capo dell' uomo e la bambina ha preso i doni. In silenzio hanno atteso la fermata. Il padre ha appoggiato una mano sul capo della figlia. La bambina, prima di scendere, si è voltata verso la filippina. Si sono guardate. Loro sanno che significa essere stati sradicati.


POESIA.

Chi non ha provato a rifugiarsi nella Divina Indifferenza? Attorno ai ventanni tutti. Poi qualcuno anche in età adulta. A volte pericolosamente adulta! Questa poesia l' avevo ricopiata e messa da qualche parte un secolo fa. E' tornata di recente, regalata da una nuova amica di Villa Fiorita.

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato

Eugenio Montale