L'OLANDA E' NAZISTA

Quell' ammasso  di carne iscritta all'anagrafe come Giovanardi, battezzato Carlo e fatto ministro da Giustiniano/ Napoleone, ha attribuito alla nazione Olanda il titolo di "nazista" per via della legge sull' eutanasia. Il problema è complesso e da sempre impegna le nostre coscienze. A qualcuno di noi è già accaduto, o potrebbe accadere,  di trovarsi di fronte a una persona cara che soffre un dolore insopportabile. E che magari chiede di essere aiutata a morire.  Non è questione da poco. Sono certo che chi abbia visto film come Il mare dentro o Million Dollar Baby, si sia posto il quesito: cosa avrei fatto io?

L' Olanda ha scelto di rendere legale l' eutanasia, con tutti i vincoli e le prudenze del caso. Una legge civile, da paese laico che da sempre rispetta l' autodeterminazione dei cittadini. Ma per Giovanardi è nazista. Un ministro dovrebbe ricordare che Anna Frank viveva ad Amsterdam. Ma figuriamoci se conosce la storia. La Germania  invase l' Olanda senza nemmeno dichiarare la guerra. In tre giorni spazzò via l'esercito locale. Rotterdam si difese e fu rasa al suolo dalla Luftlotte. Furono sterminati centomila ebrei.  E ora l' Olanda viene insultata da un ministro italiano! E se pensiamo a Calderoli ministro per le riforme istituzionali? E Taormina per tre anni vie-ministro agli interni? E Previti che fu ministro della difesa? Un giorno ci chiederemo come tutto ciò sia stato possibile.

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POESIA.

La volta scorsa ho recuperato una poesia di fine ottocento ( Gozzano). Vi sarete accorti che era in rima. Cosa che non si fa più da mezzo secolo. Eppure rime e metrica avevano un loro  fascino. Ho rintracciato questa poesia napoletana in rima. Nostalgica e deliziosa. La settimana prossima sarò in Puglia. Ciao a tutti.

La prima elementare, da uditore,

la feci in una classe femminile,

due maschi soli, io e Salvatore,

due polli nel bel mezzo d’un cortile.

 

Ricordo Margherita fra le tante,

occhi di sorcio, bruna, piccolina,

la sua risata larga, scoppiettante,

l’aspetto che non era di bambina.

 

L’ho riveduta grande, di febbraio,

ch’entrava in un albergo presso il Porto:

tirava per la mano un marinaio,

aveva il volto, sotto il trucco,  smorto.

 

Seduto sui gradini d’una chiesa

rimasi ad aspettare incuriosito

e quando apparve, dopo breve attesa,

“Margherita?” le chiesi, intirizzito.

 

“E tu chi si’?” rispose, da monella,

“Alfredo…, in prima…, la maestra Zita…”

“M’allicordo…, mo’ songo Maruzzella,”

mi pizzicò una guancia con le dita.

 

La mia compagna, allora sui vent’anni,

aveva macerato il suo bel viso,

ridotta un mucchio d’ossa in larghi panni.

sprecando la speranza ed il sorriso.

 

Nemmeno un lustro dopo se n’è andata,

come una vecchia sola, in ospedale:

la luce nei sui occhi s’è smorzata

mendicando un aiuto contro il male.

 

Oggi trent’anni e no, non l’ho scordata,

nel gelo della sala al Pellegrini,

la rabbia per l’amica giustiziata

dalla legge “morale” sui casini.