UN VIAGGIO AL POSTO DEL TAVOR 

Stazioni e porti mi hanno sempre affascinato. Spesso mi fermo a osservare il flusso di gente che parte e arriva, chi con passo veloce, chi trascinando i piedi e pensando ad altro. Valigie, zaini, borse. Volti, sguardi, l' incrocio  di percorsi di vita, persone che si sfiorano, si toccano e mai più si rincontreranno. La nave che molla gli ormeggi è uno dei momenti più suggestivi. Immagino bastimenti che salpano in epoche lontane, quando l' uomo non aveva ancora fretta e l' aereo non aveva ucciso la tensione della scoperta.

Un' altra ricchezza che regala un viaggio è l'incontro, la casualità. Così ti trovi a discutere con improvvisa familiarità con persone che solo poche ore prima ti erano ignote. Come Nunzio, che ha sistemato il tavolo da pranzo sotto un pompelmo frondoso e gigantesco, davanti alla casa di pietra che ha costruito con le sue mani alle pendici dell' Etna e che sente vibrare quando il vulcano tossisce. Lui aveva provato a "salire" al nord, a completare studi universitari. Ma sarebbe stato divorato dalla città. Invece ora è un piacere sentirlo parlare della sua terra, degli innesti per frutta che non si trova sulle bancarelle, di come si preparano certi sughi e condimenti. E rimarcare ancora una volta come sarebbe facile "incontrarsi". Invece litighiamo, sospettiamo, diffidiamo, invidiamo.

Un viaggio, corto o breve che sia, è sempre una pesca, un'opportunità, una sporta che si riempie. Fossi un medico, ai pazienti insonni, agitati o depressi, prescriverei un viaggio e lascerei perdere il tavor. Ma poi il prodotto interno calerebbe e non possiamo permettercelo. Altrimenti il Fondo monetario ci sgrida.

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Angolo della poesia.

E a proposito di incroci e casualità, circa un mese fa  ho conosciuto Giuseppe Conte, scrittore e poeta ligure. A cena, ospite di un amico che ha riempito di libri una stanza intera.

Di Conte ho letto la sua ultima opera ( Lettera ai disperati sulla primavera) che mi sento di consigliare. Da un suo libro di poesie ( Ferite e rifioriture) ho invece tratto questa poesia.

Dammi un autunno come quello

degli alberi cedui, mia vita.

Il tremolio glorioso e tintinnante

di una luce superstite e infinita,

di esistere ancora la voglia,

il sogno di essere il sole che fa ogni foglia

prima della caduta.