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GUERRE PER SEMPRE? Da sessantanni non ci sono guerre sul suolo italico. E' la prima volta che accade da quando un gruppo di cafoni romani andarono a rubare le donne ai Sabini. Intere generazioni stanno crescendo senza vivere l' orrore delle guerre. Eppure ne siamo coinvolti, ce le abbiamo attorno. Ci terrorizzano dagli schermi televisivi e dai giornali. In qualche misura ne soffriamo intimamente. Non ne ho mai viste da vicino, ma ho "odorato" le conseguenze. La guerra nel Bangladesh provocò milioni di rifugiati e profughi. Li ho visti nelle strade di Calcutta. Chi ha letto Il mio amico Abdul ricorderà la descrizione che ho fatto di quel inferno ( per chi volesse nel mio sito è disponibile proprio il capitolo). Una notte a San Cristobal della Casa nel Chiapas fummo svegliati da raffiche di armi automatiche. Lontane, nella selva, eppure sufficienti a mettere angoscia. Posso immaginare cosa sia un bombardamento. In Nepal comprai una campanella di ottone da un anziano che aveva disposto alcuni oggetti sopra una cassetta di frutta rovesciata. La avvolse in un giornale e nel pormela gli uscirono lacrime. Mi fermai e allora mi raccontò di essere scappato dal Tibet . Era un professore, faceva parte degli oppositori all' annessione cinese, lo avrebbero fucilato. A Lasa aveva lasciato la famiglia. Stava vendendo le sue cose personali in attesa di trovare un lavoro per vivere. Ogni guerra si porta dietro morte, distruzione, anime spente, separazioni, vite irrimediabilmente lacerate, affetti dispersi. Eppure non le conto più da che sono nato. Ho continuato a pensare che un mondo dove convivere in pace sarebbe stato possibile. Incomincio a pensare di aver solo coltivato utopie. Forse la guerra è talmente radicata nella natura umana che un motivo per scatenare un conflitto si troverà sempre. Caino ha ucciso Abele. Sarà questo il vero peccato originale ____________________________________________ angolo della poesia. La guerra che verra’ non e’ la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.
(Brecht) |