LA LIBERRA' A VENT'ANNI 

Avere ventanni  non è mica facile, recita una canzone. Si esce dal tormentato, onirico, frustrante ed esaltante periodo dell'adolescenza e si impatta col mondo adulto che, volenti o nolenti, bisogna affrontare.  A ventanni ci si ribella ai vegliardi che dominano le professioni, le arti, i mestieri; che governano, che decidono. A ventanni bisogna immaginare un mondo diverso, bisogna avere sangue ribollente nelle vene ed energia creativa nel cervello.

Ciò detto, mi chiedevo perchè mai dei ventenni dovrebbero andare a Montecatini ad ascoltare un anziano di 70 anni, e perchè mai si ispirino ai suoi dettami. Ho ascoltato alcune interviste e già fremevo nel vedere i maschi in doppiopetto e cravatta e le femmine in tajeur crema con filo di perle al collo. Una di loro dice: noi siamo la futura classe dirigente italiana che lotterà per la libertà.

Libertà di chi? Del loro ospite Marcello Dell' Utri?  Hanno letto la sua biografia? ( basta un click su Wikipedia).  Avere ventanni e battersi per la libertà significa mettersi davanti ai carri armati in piazza Tien An Men a Pechino; significa finire in uno stadio lager per opporsi a Pinochet; significa diventare un desaparecido in Argentina; prendersi una pallottola tra gli studenti nella Plaza de las Tres Culturas a Città del Messico ( dove fu ferita la Fallaci quando ancora era nemica della Cia e degli americani).  A ventanni non si va  a mangiare tartine al salmone da Dell'Utri bestemmiando sulla parola libertà.