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UN INCONTRO CHE NON CI SARA'
il mio più grande desiderio è incontrare ancora una volta mio padre, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento ( Fabrizio De Andrè)
Tutti, credo proprio tutti noi, conserviamo in un angolo della mente questo irrealizzabile desiderio. Che si tratti del padre, della madre, di un parente prossimo o lontano, di una persona amica, di qualcuno che aveva significato molto. Al quale ci siamo "dimenticati" di dire qualcosa; di porre una domanda o di dare una risposta. Allora rimane il rammarico, spesso pungente, talvolta doloroso.
Mentre la nostra vita scorre non riusciamo a comprendere quali siano i vuoti che poi non saremo più in grado di riempire. Lo scopriamo quando quei gesti non si possono più compiere. Un abbraccio mancato; una telefonata evitata; un chiarimento rimandato.
Forse tutto ciò è parte dell'animo umano. Ma forse succede anche perchè siamo diventati avari di sentimenti e soprattutto di parole. In epoca di egoismi, di falsi idoli, di incitamenti all'effimero, le parole sono sempre meno. Per difenderci chiudiamo le finestre. Qualcuno si estranea, qualcuno altro costruisce barriere attorno a sè. E questa mancanza di parole genera diffidenze, fraintendimenti, allontanamenti.
Poi un giorno, come a De Andrè, capita di desiderare un incontro. Che non ci sarà. Teniamone conto ora; la vita non dura un'era geologica.
raffaele
POESIA
I poeti invece le parole le usano e come! E almeno loro, si spera, quel che dovevano dire lo hanno detto.
Per esempio Neruda quando scrive d'amore è talmente esplicito che dubito si sia mai pentito di non essere stato chiaro. Ricordate questa? E' molto famosa.
T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio.
Così ti amo, perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
( P. N.)
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